Il Governo della R.S.I. ebbe la seguente costituzione:

 

 Capo del Governo:                            Benito Mussolini

 Sottosegretario alla Presidenza:          Francesco Maria Barracu (1)

 Ministro  degli Esteri:                         Benito Mussolini

 Sottosegretario agli Esteri:                 Serafino Mazzolini

 Ministro dell’Interno:                        Guido Buffarini Guidi (2)

             della Difesa :                        Gen. Rodolfo Graziani (3)

             delle Finanze:                       Domenico Pellegrini Giampietro

             della Giustizia:                      Antonino Tringali Casanova

             dell’Agricoltura                    Edoardo Moroni

             dell’Economia Corporativa: Silvio Gai poi Angelo Tarchi

             dell’Educazione Nazionale:  Carlo Alberto Biggini (4)

             della Cultura Popolare:        Fernando Mezzasoma (5)

             dei Lavori Pubblici:              Ruggero Romano

              per le Comunicazioni:         Carlo Peverelli

              del Lavoro                          Giuseppe Spinelli

 Segretario del P.F.R. :                        Alessandro Pavolini (6)

 Comandante della MSVN                    Renato Ricci (7)

 Sottosegretario ai Prezzi:                    Carlo Fabrizi

Non fece parte del Governo della RSI ma fu uno tra gli uomini più vicini al Duce e contribuì con la sua X° MAS a rendere grande e gloriosa la RSI : quest'uomo è: Junio Valerio Borghese (8)

 

Importanti altre nomine contestuali:

Capo della Polizia:                                    Tullio Tamburini  fino al 22 giugno 1944

                                                                 poi  Eugenio Cerruti

                                                                 poi, dal 6/10/1944 Renzo Montagna.

                                                                    

Vice-Capo della Polizia                             Eugenio Apollonio

Presidente Associazione Combattenti:      Bruno Gemelli

Presidente Associazione Mutilati:            Carlo Borsani

Vice Segretario del Partito                        Olo Nunzi

 

Il Consiglio dei Ministri si insediò a Rocca delle Caminate il 27 settembre 1943. Tenne, successivamente, le seguenti riunioni:

 Nel 1943: 27 ottobre, 25 novembre, 16 dicembre.

 Nel 1944: 13 gennaio, 12 febbraio, 11 marzo, 18 aprile, 31 agosto, 18

                   Settembre, 12 ottobre, 16 novembre, 9 dicembre.

 Nel 1945: 19 gennaio, 15 febbraio, 15 marzo, 16 aprile.

Benito Mussolini

Benito Mussolini nacque a Dovia di Predappio(Forlì) il 29 Luglio 1883 .

Studiò nel collegio salesiano di Faenza e poi in quello di Carducci a Forlimpopoli  diplomandosi come maestro nel 1901.

Nel 1902 emigrò in Svizzera dal quale fu espulso per il suo attivismo rivoluzionario e tornò in Italia nel 1904 dove compì il servizio militare (al quale si sottrasse emigrando in Svizzera) nel reggimento bersaglieri, scampando alla pena prevista per i renitenti grazie ad un 'amnistia.

Per un breve periodo fece l'insegnante a Tolmezzo e Oneglia (1908) ma poi ritornò a Dovia.Fu imprigionato per 12 giorni per aver capeggiato uno sciopero di braccianti e dopo si trasferì a Trento dove diresse il quotidiano"L'avvenire del lavoratore",ma entrò in urto con gli ambienti moderati e cattolici e dovette ritornare a Forlì dove si unì senza vincoli matrimoniali con Rachele Guidi (1915 ci fu il matrimonio civile e nel 1925 quello religioso).

A Forlì divenne il direttore del settimanale "lotta di classe".

Al sopraggiungere della guerra di Libia fu arrestato insieme al repubblicano Pietro Nenni per aver organizzato una manifestazione contro la guerra e scontò 5 mesi di carcere.

Protagonista del congresso di Reggio Emilia assunse la direzione del quotidiano socialista "L'Avanti"(1912).

Allo scoppio del conflitto mondiale inizialmente Mussolini fu per il neutralismo in linea con il partito ma poi con l'entrata in guerra di tutte le potenze europee comprese che se il PSI non voleva avere solo un ruolo sterile e marginale doveva essere favorevole all'entrata in guerra,quindi si dimise dal quotidiano socialista (20 Ottobre 1914) e fondò il 15 novmbre 1914 il Popolo d'Italia,ultranazionalista e interventista.

Collaborarono con lui il poeta Umberto Saba e la bella ebrea Margherita Sarfatti che divenne anche la sua amante.

24-29 Novembre 1914 fu espulso dal PSI.

Agosto 1915 arrivò l'ora di rivestire il grigioverde poi nel febbraio 1917 fu ferito e ritornò a dirigere il suo giornale periodo in cui ruppe completamente con l'originaria matrice socialista.

Il 23 Marzo 1919 a Milano fondò i fasci di combattimento e man mano che la situazione italiana andava deteriorandosi il fascismo si imponeva come unica forza in grado di rimettere in piedi l'Italia.

Grazie a questi presupposti il 28 Ottobre 1922 inizia la marcia su Roma e il 30 Ottobre alle ore 11.15 il Re affida a Benito Mussolini l'incarico di formare il Governo.

Il 3 Gennaio 1925 dopo che l'opposizione si ritirò sull'Aventino per non partecipare ai lavori parlamentari in protesta all'uccisione Matteotti,Benito Mussolini, il Duce d'Italia,assume i pieni poteri passando da un governo fascista a un Regima fascista.

Seguirono poi per tutto il periodo bonifiche ed edifiche in tutto il territorio e grandi riforme sociali che fecero dell'Italia un paese forte e rispettato da tutti.

Si ebbe un lungo periodo nominato del CONSENSO.

Il periodo che portò alla Repubblica Sociale Italiana fu caratterizzata dalla Guerra d'Africa, dalla Guerra di Spagna,dall'embargo imposto dalle Società delle Nazioni(Francia e Inghilterra) a cause delle mire espansionistiche in terra d'Africa dell'Italia e poi l'avvicinamento alla Germania Nazista e dopo di che l'entrata in guerra a fianco di Hitler.

In fine arrivò il 25 Luglio 1943 che decretò ,con la sentenza del Gran Consiglio e l'arresto voluto dal Re Vittorio Emanuele III,la fine del fascismo.

L'8 Settembre1943 si effettua l'infame tradimento del Re e del Governo Badoglio che getta l'Italia nel Baratro.

Il 18 settembre 1943 Mussolini dopo essere stato liberato dai tedeschi annuncia la nascita di un nuovo governo fascista repubblicano e il 23 Settembre forma il primo governo della Repubblica Sociale Italiana.

Il 28 Aprile 1945 si arrivò alla conclusione di un Sogno, con la morte di Benito Mussolini assassinato a Giulino di Mezzegra (Como) e la fine della RSI.

 

1 

Francesco Maria Barracu

Santu Lussurgiu (CA) 1895 - Giulino di Mezzegra (CO) 1945
Nella prima guerra mondiale presta servizio in Libia come ufficiale di fanteria. Smobilitato il 31 agosto 1921, si iscrive ai Fasci di combattimento e ottiene diversi incarichi all'interno del partito. Nel 1935-1937 partecipa alle operazioni in Etiopia come comandate del III battaglione Dubat, composto da truppe arabo-somale. Il 3 marzo 1937 perde un occhio in un'azione di rastrellamento. Insignito di medaglia d'oro, torna a Roma dove si dedica al giornalismo, occupandosi soprattutto di questioni coloniali. Dopo l'8 settembre 1943 si adopera a Roma per dar vita al nuovo governo repubblicano e per convincere il maresciallo Graziani ad assumere il ministero della Difesa Nazionale. Nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio della RSI, ha parte notevole nel trasferimento al nord dei funzionari dei ministeri e nella riorganizzazione dell'amministrazione repubblicana. Vanamente si impegna per costituire una legione sarda per la difesa dell'isola.

Per tutto il breve e travagliato periodo di vita della R.S.I., non si risparmiò.

Fu attivissimo nei campi più disparati: parla in continuazione alla radio, predispose persino dei volantini. Nel Dicembre del 1943 l'ispettorato generale alla pubblica sicurezza del Regno del Sud comunicò a Badoglio che «proprio in questi giorni la divisione "Nembo" ha dato chiari segni di agitazione e si temeva una sua presa di posizione contro l'autorità locale, anzi questa minaccia non é ancora completamente scomparsa. Questo movimento é indubbiamente in relazione con il lancio avvenuto in questi giorni a mezzo di velivoli germanici di manifestini, a firma della nota medaglia d'oro maggiore Barracu, incitanti i Sardi alla rivolta». 

 Il 25 aprile 1945 segue Mussolini nella sua fuga verso il lago di Como. Catturato a Dongo dai partigiani, il 28 è giustiziato e la sua salma viene esposta a piazzale Loreto.

 

2

Guido Buffarini Guidi

Pisa 1895 - Milano 1945
Volontario nella Grande guerra in un reggimento di artiglieria, trascorre quattro anni al fronte, divenendo capitano nel 1917 e guadagnandosi tre croci al merito. Rimane in servizio attivo fino al 1923, ottenendo però l'autorizzazione a studiare legge all'università di Pisa, dove si laurea nel marzo 1920. Nel dopoguerra è tra i principali organizzatori delle squadre fasciste pisane. Nell'aprile 1923 è eletto sindaco di Pisa; l'anno successivo diventa deputato. Con la nomina a podestà e a segretario federale, diviene personaggio di spicco nella sua provincia, esercitando anche l'avvocatura. È anche presidente del Comitato pisano di azione dalmata e console onorario della MVSN. Stimato per moderazione e capacità amministrative, dal maggio 1933 al febbraio 1943 è sottosegretario agli Interni. Nel corso di questo decennio assume l'effettivo controllo sugli enti locali bilanciando, con la nomina di prefetti a lui fedeli, l'influenza dei segretari di partito; crea efficienti fonti di informazione a ogni livello della società italiana, scavalcando la segreteria del duce; stringe stretti rapporti con Galeazzo Ciano e si sforza di contrastare l'espansione burocratica del PNF e di limitare l'effetto delle leggi antiebraiche. Membro del Gran Consiglio del fascismo, il 25 luglio vota a favore di Mussolini. Nella RSI è ministro degli Interni fino al 12 febbraio 1945, quando, sollevato dall'incarico da Mussolini, scompare nell'ombra. Arrestato dai partigiani il 26 aprile 1945 e processato da una corte straordinaria di assise, viene giustiziato il 10 luglio a San Vittore, a Milano, dopo un fallito tentativo di avvelenamento.

 

3

Rodolfo Graziani

Maresciallo d'Italia,nasce a Filettino,Frosinone,nel 1882 . Prestò dapprima servizio nei reparti coloniali eritrei (1908) e nelle truppe libiche (1913). Partecipò quindi (prima col grado di capitano, poi di maggiore) alla prima guerra mondiale. Divenuto, dopo l'armistizio, colonnello dei reparti coloniali libici, operò alla loro testa nella riconquista della Tripolitania (1922-1923) e poi della Cirenaica (1925-1931). Nominato successivamente generale di brigata, vicegovernatore della Cirenaica, generale di divisione (1930) e generale di corpo d'armata per meriti eccezionali (1932), nel 1935 fu inviato come governatore generale in Somalia. Durante la guerra etiopica ebbe il comando del fronte meridionale e sconfisse gli Abissini a Neghelli e nella battaglia dell'Ogaden; creato maresciallo d'Italia (1936), marchese di Neghelli e viceré d'Etiopia (giugno 1936 - novembre 1937), tornò in Italia nel gennaio 1938, dopo un attentato in cui rimase ferito gravemente. Scoppiato il secondo conflitto mondiale, ebbe nel giugno 1940 il governo della Libia e il comando delle truppe dell'Africa settentrionale; dopo aver compiuto una puntata offensiva su Sidi el- Barrani (settembre 1940), contrattaccato dagli Inglesi dovette ripiegare fino a El-Agheila, e fu perciò sostituito dal generale Gariboldi (febbraio 1941). Ritiratosi a vita privata fino all'armistizio, dopo l'8 settembre 1943 aderì alla Repubblica Sociale, e fu ministro della difesa e capo di SM del governo di Salò. Consegnatosi agli Alleati (1º maggio 1945), condannato da un tribunale italiano a diciannove anni di reclusione come colpevole di collaborazionismo (1948), fu liberato nel 1950, e militò nel movimento sociale italiano (del quale fu presidente onorario), uscendone però nel 1954. Morì a Roma nel 1955.

4 Carlo Alberto Biggini

Nato a Sarzana, in Liguria, il 9 dicembre 1902, Carlo Alberto Biggini si laurea giovanissimo in legge a Genova e in scienze politiche a Torino, con maestri come Gioele Solari, Francesco Ruffini, Guido De Ruggiero, Benedetto Croce. Quando la teoria dello stato corporativo lo persuade che l'Italia fascista sta scrivendo una pagina rivoluzionaria nel conflitto delle idee socio-economiche, Biggini si converte al corporativismo, dopo studi profondi e raffronti scientifici. Si può dire che Biggini, democratico per vocazione e mazziniano per formazione e pensiero, "diventa" fascista perchè coglie nel fascismo la sintesi di due visioni della società, quella comunista e quella capitalista, altrimenti destinate a confliggere.

Nel 1934 è eletto al parlamento nel collegio di Sarzana e tre anni dopo ottiene il suo primo incarico di diritto corporativo all'Università di Sassari. Da allora è un crescendo. Scrittore, storico, pamphlettista, grande oratore, volontario in Africa Orientale, promosso capitano di fanteria per meriti di guerra, membro della Commissione di riforma del codice civile, del codice di commercio e del codice della navigazione, presidente della Commissione lavoro della Camera, direttore della Scuola superiore di Scienze corporative dell'Università di Pisa, e a soli 39 anni rettore dell'Università di Pisa, con l'appoggio di Giovanni Gentile, che lo considera una delle giovani menti del fascismo "afascista". Ministro dell'Educazione Nazionale per la prima volta il 6 febbraio 1943, allorchè succede a Bottai, vota, al Gran Consiglio del 25 luglio 1943, contro l'ordine del giorno Grandi e, poi, aderisce alla R.S.I., ricoprendovi lo stesso incarico. Senza limiti i suoi sforzi-in unità d'intenti con Gentile-per proteggere colleghi, scrittori, professori, salvarli prima dal confino e poi dalla deportazione in Germania. E sopratutto per evitare il sanguinoso epilogo della guerra civile, in una gara di nobili sforzi che vedono, dall'altra parte della barricata, il suo amico Corrado Bonfantini (poi sempre reticente a parlarne, nel dopoguerra, "perchè altrimenti Pertini si arrabbierebe", come dichiarò all'autore di queste note), e, da quest'altra, accanto a lui, Giorgio Pini, Edmondo Cione, Carlo Silvestri.

Carlo Alberto Biggini muore a 43 anni, in una clinica di Milano, stroncato da un misterioso cancro, il 19 novembre 1945.

 

5 Fernando Mezzasoma

    Era nato a Roma il 3 agosto 1907 da una famiglia della piccola borghesia trasferitasi poco tempo dopo a Perugia, dove il padre era impiegato presso la Banca d’Italia. La morte del genitore, avvenuta nel 1920, costringeva Fernando, ancora adolescente, ad impegnarsi in lavori saltuari per aiutare il bilancio familiare, non trascurando nel contempo di continuare a studiare conseguendo dapprima il diploma di ragioneria e stenografia ed, in seguito, anche la laurea in scienze economiche. Il giovane Mezzasoma non esitava a rispondere ad un’inserzione apparsa su un giornale attraverso la quale l'avvocato Amedeo Fani, all'epoca Consigliere Nazionale del P.N.F. ed esponente di rilievo dell'ambiente politico perugino, cercava un segretario. Divenutone in breve il braccio destro, tale rimaneva, a maggior ragione, allorché Fani, nominato sottosegretario al ministero degli Esteri nel settembre 1929 in sostituzione di Dino Grandi, si trasferiva a Roma.

    La capitale doveva rappresentare un trampolino di lancio per l'attività politica di Mezzasoma, consentendogli di stabilire le prime importanti conoscenze e di mettere in evidenza le proprie non comuni doti intellettive e morali. Iscritto al P.N.F. sin dal 1921, nella seconda metà del 1932, venuto meno il rapporto di lavoro con Fani che nel luglio dello stesso anno aveva passato le consegne a Fulvio Suvich, diveniva membro del Direttorio Federale di Perugia e Segretario del GUF della stessa provincia, incarichi che ricopriva sino al 1935 in contemporanea, negli ultimi due anni, con la direzione del “L'Assalto”, organo della federazione fascista umbra del quale era stato collaboratore dal 1925 e poi anche redattore capo. Nell’aprile 1930 era stato nominato Vice Presidente della Scuola di Mistica Fascista. Dal 1935 all'inizio del 1937 la posizione in seno al GUF assumeva carattere nazionale, con la nomina a Vice Segretario Generale (corrispondente, in effetti, alla massima dirigenza dell'organizzazione universitaria fascista, dal momento che l'incarico di Segretario Nazionale competeva al Segretario del Partito in quanto tale: l'attribuzione di queste funzioni gli aveva impedito di veder accolta la domanda di arruolamento volontario per la campagna d'Etiopia), mentre dal 12 gennaio 1937 al 23 febbraio 1939 assurgeva a membro del Direttorio Nazionale del P.N.F. Divenuto anche Consigliere Nazionale, da tale data avrebbe ricoperto la carica di Vice Segretario del Partito, mantenuta sino al 9 marzo 1942 sotto le gestioni di Starace, Muti, Serena e Vidussoni. Dal marzo dello stesso anno e sino al 25 luglio 1943, svolgeva le funzioni di Direttore Generale della stampa italiana presso il ministero della Cultura Popolare con i ministri Gaetano Polverelli e Renato Rinaldi

Non è un caso che, ancora ventitreenne, fosse entrato a far parte, ed in una posizione di primo piano, di quella Scuola di Mistica Fascista che doveva fungere da centro ideologico teorizzatore e propulsore dei principi politici, etici e filosofici della nuova concezione fascista della vita proposta nel suo nucleo più puro ed autentico, un richiamo alla vocazione volontaristica ed attivista del fascismo delle origini, una dimensione generosa, entusiasta, vitale, devota senza preclusioni o riserve. Fra il 1930 ed il 1940 i “mistici”, raccolti intorno a figure come quelle di Niccolò Giani, di Guido Pallotta e di Fernando Mezzasoma erano assurti al rango di nuovi ideologi del regime. Con loro tornava alla ribalta l'anima più genuina e credente di un fascismo fideista alieno da mezze misure e compromessi, che si riferiva alle matrici ideali del primo fascismo, a ciò che esso rappresentava in termini di dedizione, combattività, intransigenza. Erano, veramente i protagonisti del “fascismo dello spirito”, quello che alla rivoluzione conquistatrice del potere voleva far seguire la rivoluzione rinnovatrice del costume e della società, quello che non si accontentava di scavare nella Storia ma voleva scavare nelle coscienze.

Con l’entrata in guerra dell’Italia si ha l’arruolamento di Fernando Mezzasoma come volontario

quale tenente nel 7° reggimento di artiglieria da campagna della Divisione “Cremona”. Terminate le operazioni sul fronte alpino occidentale, nel corso delle quali era stato decorato con una medaglia di bronzo al v.m., Mezzasoma proseguiva la propria esperienza bellica in Africa Settentrionale con la 1° Divisione Camice Nere “23 Marzo”,

    Il 25 luglio aveva sorpreso Mezzasoma in una piccola località dell'Umbria dove la famiglia era sfollata. Il giorno successivo, rientrato a Roma, si recava al ministero della Cultura Popolare dove passava le consegne ed opponeva un fermo diniego all'invito, rivoltogli dal nuovo ministro del governo Badoglio, a rimanere al proprio posto. Ribadiva che dopo aver propugnato per tutta la vita l'ideale fascista ed essere assurto nel P.N.F. a cariche tra le più elevate, non riteneva compatibile la sua presenza con la situazione politica venutasi a determinare. Trascorreva il resto di quella penosa estate del 1943 in seno alla famiglia, solo lenimento alle inquietudini ed ai turbamenti dell'animo.

 

La sera del 15 settembre una nota dell’agenzia Stefani comunicava che Mussolini aveva ripreso la direzione del fascismo, nominando Pavolini segretario provvisorio del partito: il 16 mattina, Fernando Mezzasoma imboccava la strada per Roma, per incontrarlo e riaprire con lui, a palazzo Wedekind in piazza Colonna, La sede del Partito Fascista Repubblicano.

    Si dedicava, con il senso del dovere e l’impegno che gli erano abituali, alla riorganizzazione della struttura, ricevendo camerati, diramando ordini, cercando di rimettere in piedi un apparato caduto in frantumi. Per molti rappresentava un punto di riferimento, una garanzia, il senso della continuità. “Era la nostra coscienza fatta persona”, così ha compendiato Almirante il sentimento che dalla presenza dell'uomo promanava. La formazione del nuovo governo repubblicano attribuiva a Mezzasoma il ministero della Cultura Popolare.

 

Di questa intransigenza, che era stata la costante del suo modulo esistenziale e che non veniva meno neanche in questo epilogo tragico coinvolgente la stessa sopravvivenza fisica, dava un’ulteriore testimonianza la sera del 26, mentre si trovava a Grandola, sopra Menaggio, con la colonna del Duce. Era stato raggiunto da alcuni conoscenti della zona, che gli prospettavano possibilità di salvezza e, con trepida, affettuosa insistenza, lo scongiuravano di andare con loro: “Non posso, ho sempre seguito Mussolini, debbo seguirlo anche ora”. 

Fu fucilato dai comunisti il 28 aprile, sul lungolago di Dongo, con gli altri 14 che con lui, prima della scarica, dedicarono un triplice “viva" all'immagine di un’Italia che era già morta. Il giorno prima, mentre con gli altri prigionieri, all'interno del municipio, si apprestava a trascorrere l'ultima notte, con voce nitida e pura che sovrastava il vociare all'esterno del becerume allupato di carneficina, aveva ordinato il “saluto al Duce”.

 

6

Alessandro Pavolini

Nato a Firenze il 27 settembre del 1903 da Paolo Emilio. Fin da giovanissimo manifesta la sua vocazione per l’attività letteraria. A dodici anni fonderà un giornaletto scolastico in cui scriverà articoli interventisti. E' studente brillante, si laurea in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, frequentando due atenei, quello di Firenze e quello di Roma. E proprio a Roma, per ragioni di studio, il giovanotto si trova nel giorno "fatale" del 28 ottobre del 1922. Si accoda alle colonne fiorentine di camicie nere per la parata finale, quando Mussolini ha già ricevuto la nomina a Primo Ministro. Collaboratore di riviste letterarie, scrittore di saggi politici, si cimenta anche nel romanzo e nel 1928 ottenne un primo buon successo con "Giro d'Italia". Nel 1929 Pavolini diviene, a soli ventisei anni, federale di Firenze. Una delle sue creature, il "Maggio musicale fiorentino" è tutt'oggi una delle più importanti rassegne artistiche a livello internazionale. Fonda anche una rivista letteraria, "Il Bargello".

Nel 1932 viene chiamato a far parte del Direttorio Nazionale del Partito. Nel 1934 è eletto deputato e stringe una grande amicizia con Galeazzo Ciano. Chiamato a presiedere la Confederazione Professionisti ed Artisti, istituisce i "Littoriali", una specie di olimpiade della cultura e dell'arte. Scrive anche sul Corriere della Sera. Nel '35 parte volontario per la guerra d'Africa. Proprio col suo amico Galeazzo Ciano comanderà una squadriglia aerea cui viene dato il nome di una squadra d'azione famosa a Firenze ai tempi della marcia su Roma: la Disperata. In Etiopia trova il tempo di mandare corrispondenze al Corriere della Sera, e dall'esperienza bellica in Africa trarrà il suo secondo libro: "La Disperata". Finita l’avventura africana, Pavolini diventa una specie di "inviato speciale" del regime. Viaggia in tutto il mondo, inviando al "Corriere" corrispondenze che poi raccoglierà in volume. Il 31 ottobre 1939, diventa Ministro della Cultura Popolare. Dopo i rovesci militari, il 5 febbraio del 1943 Mussolini lo domina direttore del quotidiano "Il Messaggero". Caduto il fascismo, riesce a riparare in Germania. Aderisce alla Repubblica Sociale ed è lui, neo segretario del Pfr (Partito fascista repubblicano) a sollecitare Mussolini ad assumere la guida del nuovo regime, essendone "il capo naturale". E' lui a tenere le fila del cogresso di Verona, a chiedere il processo e la condanna dei "tradiotori" del 25 luglio e a ricostituire le "Brigate nere". Nella primavera del '45 la Rsi si avvia all'atto finale

Pavolini seppe essere coerente fino in fondo. Non si preoccupò di se stesso: organizzò la fuga in Svizzera della sua amante, e poi andò incontro al suo destino.

Si avvia con il Duce, il 25 aprile del '45, per l'ultimo viaggio, dalla Prefettura di Milano al lungolago di Dongo, dove viene fucilato il 28 dai partigiani della 52a brigata garibaldina.

Davanti al plotone d’esecuzione prima di morire gridò”viva l’Italia”. Aveva 42 anni.

 

7 Renato Ricci

Renato Ricci nacque a Carrara il primo giugno del 1896 da una famiglia di cavatori, gente rude abituata ad un lavoro duro e pericoloso. Il capo famiglia era un nonno garibaldino che instillò l'amor patrio ai suoi nipoti sin dalla più tenera età. Dopo il diploma di ragioniere e alcune traversie politiche per aver manifestato per la italianità di Trento e Triestesi arruolò volontario nei bersaglieri nel 1915 e partecipò a tutta la campagna meritandosi due medaglie al valore ed una croce di guerra al merito, quale comandante di pattuglie di Arditi per azioni compiute al di là delle nostre linee.

    Fu il primo ufficiale italiano a entrare in Trieste liberata. Nel 1919 essendo di stanza a Monte Nevoso, seguì D'Annunzio nell'impresa fiumana trascinando con sé un battaglione del suo reggimento con tutto l'equipaggiamento. Durante l'impresa partecipò all'occupazione di Zara al comando di una compagnia Bersaglieri della Legione del Carnaro. Strinse amicizia con Marinetti, Paulucci di Calboli, Mascagni e Keller, con il quale volò più volte e per il cui consiglio, pochi anni dopo, conseguì il brevetto di pilota.

    Dopo il Natale di Sangue tornò a Carrara e fondò il Fascio di Combattimento. I primi fascisti erano solo 17, ma ben presto il movimento si dilatò, tanto che Ricci s'impose da Livorno fino a Genova e Firenze, collaborando alla organizzazione del Movimento con Perrone Compagni a Firenze, e con Costanzo Ciano a Livorno. Le lotte furono durissime con molte vittime, basti ricordare l'eccidio di Sarzana nel quale persero la vita 17 fascisti e più di 46 furono feriti. Il 29 ottobre dopo aver occupato la prefettura e la caserma Dogali, disarmandone la guarigione, che d'altronde era quasi consenziente, nella notte fermò il primo treno per Roma che passava per la stazione di Avenza, che era il treno di Mussolini. Ricci fu cordialmente accolto e presentò 200 squadristi armati di tutto punto. Mussolini fece agganciare un'altra vettura e si intrattenne con Ricci, e lo incaricò di prendere il comando di tutte le squadre fasciste che si stavano concentrando a S. Marinella.

Tornato a Carrara viene nominato da Mussolini Alto Commissario del Partito con compiti ispettivi e organizzativi.Nel 1924 è eletto deputato e continua la sua attività, sia nel partito che a favore di Carrara, fondando tra l'altro il Consorzio marmi. Nel 1926 viene chiamato a Roma e nominato Sottosegretario all'Educazione Nazionale, con il compito di riorganizzare la gioventù dal punto di vista morale e fisico. Nasce cosi L'Opera Nazionale Balilla, alla cui presidenza Renato Ricci resterà per 11 anni dal 1926 al 1937

Realizza 900 Case del Balilla e della Piccola Italiana, tutte con palestre, piscine, biblioteche e sale di riunione, giardini, ecc. e 12 Collegi. Ma soprattutto, in questo periodo mette mano per primo alla realizzazione di quella che sarà una delle più importanti opere del regime: Il Foro Mussolini.

Un aspetto poco conosciuto dell'Opera Balilla fu quello che riguarda le numerose crociere e viaggi all'estero voluti da Ricci, perché i giovani italiani avessero contatti con i loro coetanei di altri paesi e di altre civiltà. Furono organizzate crociere in U.S.A., Sud America, Africa, Oriente, Nord Europa. Furono promosse tutte le attività all'aria aperta, campeggi, al mare e in montagna. Fu istituita la prima scuola di Volo a vela cui potevano accedere giovani dall'età di 16 anni.

    Nel 1937 Mussolini spostò Ricci alla guida di uno dei più delicati settori dell'attività economica della Nazione, e cioè lo nominò prima come sottosegretario e poi come ministro alla guida del Ministero delle Corporazioni.

    In questa veste fu uno degli artefici principali dell'Autarchia, promuovendo tutte le disposizioni che videro l'eccezionale sviluppo dell'industria nazionale.

Nel febbraio 1943 viene esonerato dall'incarico di Ministro e si ritira in campagna in Toscana.

Dopo il 25 luglio viene arrestato e piantonato dai carabinieri ma riesce a fuggire e riparare in Germania.

Dopo il 17 Settembre ritorna in Italia assumendo il comando della Milizia dove con l’aggiunta di carabinieri diventa la Guardia Nazionale Repubblicana. In un tempo relativamente breve questo Reparto divenne una Arma organica, con addirittura otto scuole allievi ufficiali e una organizzazione capillare che sembrò miracolosa per le sue dimensioni e la sua efficienza.

Arriviamo così al tristissimo epilogo della R.S.I., nell'aprile del'45. Il 25 aprile Ricci si recò in prefettura a Milano e attese di essere ricevuto da Mussolini, che era impegnato in arcivescovado nel tentativo di una soluzione finale e pacifica degli ultimi sviluppi del conflitto. Ricci tenta anche di essere ricevuto da Vittorio Mussolini, che gli fece sapere di ripassare. Allora Ricci rientrò al suo ufficio, e riuniti i suoi 11 ufficiali confermò ad ognuno le disposizioni impartite in precedenza.

    Nella serata osservò dal suo alloggio di Porta Venezia la colonna delle auto del Governo della R.S.I. che usciva da Milano.

    Nella notte uscì anche lui da Milano con un carro armato della Leonessa accompagnato da sei dei suoi ufficiali. Vennero attaccati e risposero al fuoco. Traversarono vari posti di blocco, poi si tolsero le tute da combattimento e distrussero il carro.

    Ricci non viene ricercato perché i giornali avevano pubblicato la notizia del suo suicidio con foto molto somiglianti.

    Dopo tre mesi di latitanza, tramite una delazione, venne catturato e subì cinque anni di carcere con due condanne a trenta anni, finché usci con l'amnistia "Togliatti".

    Uscito dal carcere si occupò di affari con la Germania, dove la grande industria tedesca gli aprì le braccia. Molti industriali tedeschi erano stati in carcere con lui per ragioni politiche e, da "vecchi galeotti", si affidavano a lui per i loro interessi in Italia. Purtroppo una grave forma di cancro lo stroncò nel giro di un mese, subito dopo un suo viaggio in Germania. Prima di morire tuttavia assieme a Graziani e Borghese fondò la Associazione Combattenti della R.S.I. di cui Graziani fu il presidente e Borghese e Ricci i due Vicepresidenti.

    Morì a Roma il 22 gennaio 1956 dopo atroci sofferenze, sopportate con stoica fermezza

 

8 Junio Valerio Borghese

Roma 1906 - Cadice (Spagna) 1974
Di famiglia nobile, frequenta il liceo a Londra e l'Accademia navale a Livorno. Nel 1928 è guardiamarina specializzato in armi subacquee. Della X Mas, la neocostituita flottiglia di mezzi d'assalto della Marina, è prima responsabile del settore armi subacquee, poi, dal 1° maggio 1943, comandante generale (dopo essere stato insignito della medaglia d'oro nel 1941 per l'affondamento di due corazzate inglesi nel porto di Alessandria d'Egitto). L'8 settembre 1943 offre ai suoi ufficiali la possibilità del congedo illimitato, ma sceglie di restare al suo posto. Nei 600 giorni di Salò opera, con la X Mas, alle dipendenze delle SS naziste, distinguendosi nella repressione antipartigiana. Nominato sottosegretario della Marina della RSI, manifesta un'indipendenza che irrita i vertici del partito, subendo, nel 1944, l'arresto per due settimane. Il 25 aprile 1945 si barrica nel comando della X Mas di Milano e si arrende solo l'indomani a Raffaele Cadorna, che gli tributa l'onore delle armi e lo fa condurre a Roma travestito da ufficiale americano. È processato e condannato nel 1949 a 12 anni, poi ridotti a 3, e immediatamente rilasciato. Nel dopoguerra è attivo nelle file del MSI, di cui è nominato presidente onorario nel 1951; appoggia Almirante, ma poi rompe con il partito e si avvicina alla destra extraparlamentare. Dopo aver fondato nel settembre 1968 il Fronte nazionale, nel 1971 viene accusato di un tentativo di colpo di stato, avviato e poi sospeso nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970.