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Il
Governo della R.S.I. ebbe la seguente costituzione: Capo
del Governo:
Benito Mussolini Sottosegretario
alla Presidenza:
Francesco Maria
Barracu (1) Ministro
degli Esteri:
Benito Mussolini Sottosegretario
agli Esteri:
Serafino
Mazzolini Ministro
dell’Interno:
Guido Buffarini Guidi (2)
“
della Difesa :
Gen. Rodolfo Graziani
(3)
“
delle Finanze:
Domenico Pellegrini Giampietro
“
della Giustizia:
Antonino Tringali Casanova
“
dell’Agricoltura
Edoardo
Moroni
“
dell’Economia Corporativa: Silvio Gai poi Angelo Tarchi
“
dell’Educazione Nazionale: Carlo Alberto Biggini (4)
“
della Cultura Popolare:
Fernando Mezzasoma (5)
“
dei Lavori Pubblici:
Ruggero Romano
“
per le Comunicazioni:
Carlo Peverelli
“
del Lavoro
Giuseppe Spinelli Segretario
del P.F.R. :
Alessandro Pavolini (6) Comandante
della MSVN
Renato Ricci (7) Sottosegretario
ai Prezzi:
Carlo Fabrizi Non fece parte del Governo della RSI ma fu uno tra gli uomini più vicini al Duce e contribuì con la sua X° MAS a rendere grande e gloriosa la RSI : quest'uomo è: Junio Valerio Borghese (8)
Importanti
altre nomine contestuali: Capo
della Polizia:
Tullio Tamburini fino al 22 giugno 1944
poi Eugenio Cerruti
poi, dal 6/10/1944 Renzo Montagna.
Vice-Capo
della Polizia
Eugenio Apollonio Presidente
Associazione Combattenti:
Bruno
Gemelli Presidente
Associazione Mutilati:
Carlo
Borsani Vice
Segretario del Partito
Olo Nunzi Il
Consiglio dei Ministri si insediò a Rocca delle Caminate il 27
settembre 1943. Tenne, successivamente, le seguenti riunioni: Nel
1943: 27 ottobre, 25 novembre, 16 dicembre. Nel
1944: 13 gennaio, 12 febbraio, 11 marzo, 18 aprile, 31 agosto, 18
Settembre, 12 ottobre, 16 novembre, 9 dicembre. Nel
1945: 19 gennaio, 15 febbraio, 15 marzo, 16 aprile.
Benito Mussolini nacque a Dovia di Predappio(Forlì) il 29 Luglio 1883 . Studiò nel collegio salesiano di Faenza e poi in quello di Carducci a Forlimpopoli diplomandosi come maestro nel 1901. Nel 1902 emigrò in Svizzera dal quale fu espulso per il suo attivismo rivoluzionario e tornò in Italia nel 1904 dove compì il servizio militare (al quale si sottrasse emigrando in Svizzera) nel reggimento bersaglieri, scampando alla pena prevista per i renitenti grazie ad un 'amnistia. Per un breve periodo fece l'insegnante a Tolmezzo e Oneglia (1908) ma poi ritornò a Dovia.Fu imprigionato per 12 giorni per aver capeggiato uno sciopero di braccianti e dopo si trasferì a Trento dove diresse il quotidiano"L'avvenire del lavoratore",ma entrò in urto con gli ambienti moderati e cattolici e dovette ritornare a Forlì dove si unì senza vincoli matrimoniali con Rachele Guidi (1915 ci fu il matrimonio civile e nel 1925 quello religioso). A Forlì divenne il direttore del settimanale "lotta di classe". Al sopraggiungere della guerra di Libia fu arrestato insieme al repubblicano Pietro Nenni per aver organizzato una manifestazione contro la guerra e scontò 5 mesi di carcere. Protagonista del congresso di Reggio Emilia assunse la direzione del quotidiano socialista "L'Avanti"(1912). Allo scoppio del conflitto mondiale inizialmente Mussolini fu per il neutralismo in linea con il partito ma poi con l'entrata in guerra di tutte le potenze europee comprese che se il PSI non voleva avere solo un ruolo sterile e marginale doveva essere favorevole all'entrata in guerra,quindi si dimise dal quotidiano socialista (20 Ottobre 1914) e fondò il 15 novmbre 1914 il Popolo d'Italia,ultranazionalista e interventista. Collaborarono con lui il poeta Umberto Saba e la bella ebrea Margherita Sarfatti che divenne anche la sua amante. 24-29 Novembre 1914 fu espulso dal PSI. Agosto 1915 arrivò l'ora di rivestire il grigioverde poi nel febbraio 1917 fu ferito e ritornò a dirigere il suo giornale periodo in cui ruppe completamente con l'originaria matrice socialista. Il 23 Marzo 1919 a Milano fondò i fasci di combattimento e man mano che la situazione italiana andava deteriorandosi il fascismo si imponeva come unica forza in grado di rimettere in piedi l'Italia. Grazie a questi presupposti il 28 Ottobre 1922 inizia la marcia su Roma e il 30 Ottobre alle ore 11.15 il Re affida a Benito Mussolini l'incarico di formare il Governo. Il 3 Gennaio 1925 dopo che l'opposizione si ritirò sull'Aventino per non partecipare ai lavori parlamentari in protesta all'uccisione Matteotti,Benito Mussolini, il Duce d'Italia,assume i pieni poteri passando da un governo fascista a un Regima fascista. Seguirono poi per tutto il periodo bonifiche ed edifiche in tutto il territorio e grandi riforme sociali che fecero dell'Italia un paese forte e rispettato da tutti. Si ebbe un lungo periodo nominato del CONSENSO. Il periodo che portò alla Repubblica Sociale Italiana fu caratterizzata dalla Guerra d'Africa, dalla Guerra di Spagna,dall'embargo imposto dalle Società delle Nazioni(Francia e Inghilterra) a cause delle mire espansionistiche in terra d'Africa dell'Italia e poi l'avvicinamento alla Germania Nazista e dopo di che l'entrata in guerra a fianco di Hitler. In fine arrivò il 25 Luglio 1943 che decretò ,con la sentenza del Gran Consiglio e l'arresto voluto dal Re Vittorio Emanuele III,la fine del fascismo. L'8 Settembre1943 si effettua l'infame tradimento del Re e del Governo Badoglio che getta l'Italia nel Baratro. Il 18 settembre 1943 Mussolini dopo essere stato liberato dai tedeschi annuncia la nascita di un nuovo governo fascista repubblicano e il 23 Settembre forma il primo governo della Repubblica Sociale Italiana. Il 28 Aprile 1945 si arrivò alla conclusione di un Sogno, con la morte di Benito Mussolini assassinato a Giulino di Mezzegra (Como) e la fine della RSI.
Santu
Lussurgiu (CA) 1895 - Giulino di Mezzegra (CO) 1945 Per tutto il breve e travagliato periodo di vita della R.S.I., non si risparmiò. Fu
attivissimo nei campi più disparati: parla in continuazione alla radio,
predispose persino dei volantini. Nel Dicembre del 1943 l'ispettorato
generale alla pubblica sicurezza del Regno del Sud comunicò a Badoglio
che «proprio in questi giorni la divisione "Nembo" ha dato
chiari segni di agitazione e si temeva una sua presa di posizione contro
l'autorità locale, anzi questa minaccia non é ancora completamente
scomparsa. Questo movimento é indubbiamente in relazione con il lancio
avvenuto in questi giorni a mezzo di velivoli germanici di manifestini,
a firma della nota medaglia d'oro maggiore Barracu, incitanti i Sardi
alla rivolta». Il 25 aprile 1945 segue Mussolini nella sua fuga verso il lago di Como. Catturato a Dongo dai partigiani, il 28 è giustiziato e la sua salma viene esposta a piazzale Loreto.
Pisa
1895 - Milano 1945
Maresciallo
d'Italia,nasce a Filettino,Frosinone,nel 1882 . Prestò dapprima
servizio nei reparti coloniali eritrei (1908) e nelle truppe libiche
(1913). Partecipò quindi (prima col grado di capitano, poi di maggiore)
alla prima guerra mondiale. Divenuto, dopo l'armistizio, colonnello dei
reparti coloniali libici, operò alla loro testa nella riconquista della
Tripolitania (1922-1923) e poi della Cirenaica (1925-1931). Nominato
successivamente generale di brigata, vicegovernatore della Cirenaica,
generale di divisione (1930) e generale di corpo d'armata per meriti
eccezionali (1932), nel 1935 fu inviato come governatore generale in
Somalia. Durante la guerra etiopica ebbe il comando del fronte
meridionale e sconfisse gli Abissini a Neghelli e nella battaglia dell'Ogaden;
creato maresciallo d'Italia (1936), marchese di Neghelli e viceré
d'Etiopia (giugno 1936 - novembre 1937), tornò in Italia nel gennaio
1938, dopo un attentato in cui rimase ferito gravemente. Scoppiato il
secondo conflitto mondiale, ebbe nel giugno 1940 il governo della Libia
e il comando delle truppe dell'Africa settentrionale; dopo aver compiuto
una puntata offensiva su Sidi el- Barrani (settembre 1940),
contrattaccato dagli Inglesi dovette ripiegare fino a El-Agheila, e fu
perciò sostituito dal generale Gariboldi (febbraio 1941). Ritiratosi a
vita privata fino all'armistizio, dopo l'8 settembre 1943 aderì alla
Repubblica Sociale, e fu ministro della difesa e capo di SM del governo
di Salò. Consegnatosi agli Alleati (1º maggio 1945), condannato da un
tribunale italiano a diciannove anni di reclusione come colpevole di
collaborazionismo (1948), fu liberato nel 1950, e militò nel movimento
sociale italiano (del quale fu presidente onorario), uscendone però nel
1954. Morì a Roma nel 1955.
Nato a Sarzana, in Liguria, il 9 dicembre 1902, Carlo Alberto Biggini si laurea giovanissimo in legge a Genova e in scienze politiche a Torino, con maestri come Gioele Solari, Francesco Ruffini, Guido De Ruggiero, Benedetto Croce. Quando la teoria dello stato corporativo lo persuade che l'Italia fascista sta scrivendo una pagina rivoluzionaria nel conflitto delle idee socio-economiche, Biggini si converte al corporativismo, dopo studi profondi e raffronti scientifici. Si può dire che Biggini, democratico per vocazione e mazziniano per formazione e pensiero, "diventa" fascista perchè coglie nel fascismo la sintesi di due visioni della società, quella comunista e quella capitalista, altrimenti destinate a confliggere. Nel 1934 è eletto al parlamento nel collegio di Sarzana e tre anni dopo ottiene il suo primo incarico di diritto corporativo all'Università di Sassari. Da allora è un crescendo. Scrittore, storico, pamphlettista, grande oratore, volontario in Africa Orientale, promosso capitano di fanteria per meriti di guerra, membro della Commissione di riforma del codice civile, del codice di commercio e del codice della navigazione, presidente della Commissione lavoro della Camera, direttore della Scuola superiore di Scienze corporative dell'Università di Pisa, e a soli 39 anni rettore dell'Università di Pisa, con l'appoggio di Giovanni Gentile, che lo considera una delle giovani menti del fascismo "afascista". Ministro dell'Educazione Nazionale per la prima volta il 6 febbraio 1943, allorchè succede a Bottai, vota, al Gran Consiglio del 25 luglio 1943, contro l'ordine del giorno Grandi e, poi, aderisce alla R.S.I., ricoprendovi lo stesso incarico. Senza limiti i suoi sforzi-in unità d'intenti con Gentile-per proteggere colleghi, scrittori, professori, salvarli prima dal confino e poi dalla deportazione in Germania. E sopratutto per evitare il sanguinoso epilogo della guerra civile, in una gara di nobili sforzi che vedono, dall'altra parte della barricata, il suo amico Corrado Bonfantini (poi sempre reticente a parlarne, nel dopoguerra, "perchè altrimenti Pertini si arrabbierebe", come dichiarò all'autore di queste note), e, da quest'altra, accanto a lui, Giorgio Pini, Edmondo Cione, Carlo Silvestri. Carlo Alberto Biggini muore a 43 anni, in una clinica di Milano, stroncato da un misterioso cancro, il 19 novembre 1945.
Era nato a Roma il 3 agosto 1907 da una famiglia della piccola borghesia
trasferitasi poco tempo dopo a Perugia, dove il padre era impiegato
presso la Banca d’Italia. La morte del genitore, avvenuta nel 1920,
costringeva Fernando, ancora adolescente, ad impegnarsi in lavori
saltuari per aiutare il bilancio familiare, non trascurando nel contempo
di continuare a studiare conseguendo dapprima il diploma di ragioneria e
stenografia ed, in seguito, anche la laurea in scienze economiche. Il
giovane Mezzasoma non esitava a rispondere ad un’inserzione apparsa su
un giornale attraverso la quale l'avvocato Amedeo Fani, all'epoca
Consigliere Nazionale del P.N.F. ed esponente di rilievo dell'ambiente
politico perugino, cercava un segretario. Divenutone in breve il braccio
destro, tale rimaneva, a maggior ragione, allorché Fani, nominato
sottosegretario al ministero degli Esteri nel settembre 1929 in
sostituzione di Dino Grandi, si trasferiva a Roma. La capitale doveva rappresentare un trampolino di lancio per l'attività politica di Mezzasoma, consentendogli di stabilire le prime importanti conoscenze e di mettere in evidenza le proprie non comuni doti intellettive e morali. Iscritto al P.N.F. sin dal 1921, nella seconda metà del 1932, venuto meno il rapporto di lavoro con Fani che nel luglio dello stesso anno aveva passato le consegne a Fulvio Suvich, diveniva membro del Direttorio Federale di Perugia e Segretario del GUF della stessa provincia, incarichi che ricopriva sino al 1935 in contemporanea, negli ultimi due anni, con la direzione del “L'Assalto”, organo della federazione fascista umbra del quale era stato collaboratore dal 1925 e poi anche redattore capo. Nell’aprile 1930 era stato nominato Vice Presidente della Scuola di Mistica Fascista. Dal 1935 all'inizio del 1937 la posizione in seno al GUF assumeva carattere nazionale, con la nomina a Vice Segretario Generale (corrispondente, in effetti, alla massima dirigenza dell'organizzazione universitaria fascista, dal momento che l'incarico di Segretario Nazionale competeva al Segretario del Partito in quanto tale: l'attribuzione di queste funzioni gli aveva impedito di veder accolta la domanda di arruolamento volontario per la campagna d'Etiopia), mentre dal 12 gennaio 1937 al 23 febbraio 1939 assurgeva a membro del Direttorio Nazionale del P.N.F. Divenuto anche Consigliere Nazionale, da tale data avrebbe ricoperto la carica di Vice Segretario del Partito, mantenuta sino al 9 marzo 1942 sotto le gestioni di Starace, Muti, Serena e Vidussoni. Dal marzo dello stesso anno e sino al 25 luglio 1943, svolgeva le funzioni di Direttore Generale della stampa italiana presso il ministero della Cultura Popolare con i ministri Gaetano Polverelli e Renato Rinaldi Non
è un caso che, ancora ventitreenne, fosse entrato a far parte, ed in
una posizione di primo piano, di quella Scuola di Mistica Fascista che
doveva fungere da centro ideologico teorizzatore e propulsore dei
principi politici, etici e filosofici della nuova concezione fascista
della vita proposta nel suo nucleo più puro ed autentico, un richiamo
alla vocazione volontaristica ed attivista del fascismo delle origini,
una dimensione generosa, entusiasta, vitale, devota senza preclusioni o
riserve. Fra il 1930 ed il 1940 i “mistici”, raccolti intorno a
figure come quelle di Niccolò Giani, di Guido Pallotta e di Fernando
Mezzasoma erano assurti al rango di nuovi ideologi del regime. Con loro
tornava alla ribalta l'anima più genuina e credente di un fascismo
fideista alieno da mezze misure e compromessi, che si riferiva alle
matrici ideali del primo fascismo, a ciò che esso rappresentava in
termini di dedizione, combattività, intransigenza. Erano, veramente i
protagonisti del “fascismo dello spirito”, quello che alla
rivoluzione conquistatrice del potere voleva far seguire la rivoluzione
rinnovatrice del costume e della società, quello che non si
accontentava di scavare nella Storia ma voleva scavare nelle coscienze. Con
l’entrata in guerra dell’Italia si ha l’arruolamento di Fernando
Mezzasoma come volontario quale tenente nel 7° reggimento di artiglieria da campagna della Divisione “Cremona”. Terminate le operazioni sul fronte alpino occidentale, nel corso delle quali era stato decorato con una medaglia di bronzo al v.m., Mezzasoma proseguiva la propria esperienza bellica in Africa Settentrionale con la 1° Divisione Camice Nere “23 Marzo”,
Il 25 luglio aveva sorpreso Mezzasoma in una piccola località
dell'Umbria dove la famiglia era sfollata. Il giorno successivo,
rientrato a Roma, si recava al ministero della Cultura Popolare dove
passava le consegne ed opponeva un fermo diniego all'invito, rivoltogli
dal nuovo ministro del governo Badoglio, a rimanere al proprio posto.
Ribadiva che dopo aver propugnato per tutta la vita l'ideale fascista ed
essere assurto nel P.N.F. a cariche tra le più elevate, non riteneva
compatibile la sua presenza con la situazione politica venutasi a
determinare. Trascorreva il resto di quella penosa estate del 1943 in
seno alla famiglia, solo lenimento alle inquietudini ed ai turbamenti
dell'animo. La
sera del 15 settembre una nota dell’agenzia Stefani comunicava che
Mussolini aveva ripreso la direzione del fascismo, nominando Pavolini
segretario provvisorio del partito: il 16 mattina, Fernando Mezzasoma
imboccava la strada per Roma, per incontrarlo e riaprire con lui, a
palazzo Wedekind in piazza Colonna, La sede del Partito Fascista
Repubblicano.
Si dedicava, con il senso del dovere e l’impegno che gli erano
abituali, alla riorganizzazione della struttura, ricevendo camerati,
diramando ordini, cercando di rimettere in piedi un apparato caduto in
frantumi. Per molti rappresentava un punto di riferimento, una garanzia,
il senso della continuità. “Era la nostra coscienza fatta persona”,
così ha compendiato Almirante il sentimento che dalla presenza
dell'uomo promanava. La formazione del nuovo governo repubblicano
attribuiva a Mezzasoma il ministero della Cultura Popolare. Di questa intransigenza, che era stata la costante del suo modulo esistenziale e che non veniva meno neanche in questo epilogo tragico coinvolgente la stessa sopravvivenza fisica, dava un’ulteriore testimonianza la sera del 26, mentre si trovava a Grandola, sopra Menaggio, con la colonna del Duce. Era stato raggiunto da alcuni conoscenti della zona, che gli prospettavano possibilità di salvezza e, con trepida, affettuosa insistenza, lo scongiuravano di andare con loro: “Non posso, ho sempre seguito Mussolini, debbo seguirlo anche ora”. Fu fucilato dai comunisti il 28 aprile, sul lungolago di Dongo, con gli altri 14 che con lui, prima della scarica, dedicarono un triplice “viva" all'immagine di un’Italia che era già morta. Il giorno prima, mentre con gli altri prigionieri, all'interno del municipio, si apprestava a trascorrere l'ultima notte, con voce nitida e pura che sovrastava il vociare all'esterno del becerume allupato di carneficina, aveva ordinato il “saluto al Duce”.
Renato Ricci nacque a Carrara il primo giugno del 1896 da una famiglia di cavatori, gente rude abituata ad un lavoro duro e pericoloso. Il capo famiglia era un nonno garibaldino che instillò l'amor patrio ai suoi nipoti sin dalla più tenera età. Dopo il diploma di ragioniere e alcune traversie politiche per aver manifestato per la italianità di Trento e Triestesi arruolò volontario nei bersaglieri nel 1915 e partecipò a tutta la campagna meritandosi due medaglie al valore ed una croce di guerra al merito, quale comandante di pattuglie di Arditi per azioni compiute al di là delle nostre linee. Fu il primo ufficiale italiano a entrare in Trieste liberata. Nel 1919 essendo di stanza a Monte Nevoso, seguì D'Annunzio nell'impresa fiumana trascinando con sé un battaglione del suo reggimento con tutto l'equipaggiamento. Durante l'impresa partecipò all'occupazione di Zara al comando di una compagnia Bersaglieri della Legione del Carnaro. Strinse amicizia con Marinetti, Paulucci di Calboli, Mascagni e Keller, con il quale volò più volte e per il cui consiglio, pochi anni dopo, conseguì il brevetto di pilota. Dopo il Natale di Sangue tornò a Carrara e fondò il Fascio di Combattimento. I primi fascisti erano solo 17, ma ben presto il movimento si dilatò, tanto che Ricci s'impose da Livorno fino a Genova e Firenze, collaborando alla organizzazione del Movimento con Perrone Compagni a Firenze, e con Costanzo Ciano a Livorno. Le lotte furono durissime con molte vittime, basti ricordare l'eccidio di Sarzana nel quale persero la vita 17 fascisti e più di 46 furono feriti. Il 29 ottobre dopo aver occupato la prefettura e la caserma Dogali, disarmandone la guarigione, che d'altronde era quasi consenziente, nella notte fermò il primo treno per Roma che passava per la stazione di Avenza, che era il treno di Mussolini. Ricci fu cordialmente accolto e presentò 200 squadristi armati di tutto punto. Mussolini fece agganciare un'altra vettura e si intrattenne con Ricci, e lo incaricò di prendere il comando di tutte le squadre fasciste che si stavano concentrando a S. Marinella. Tornato a Carrara viene nominato da Mussolini Alto Commissario del Partito con compiti ispettivi e organizzativi.Nel 1924 è eletto deputato e continua la sua attività, sia nel partito che a favore di Carrara, fondando tra l'altro il Consorzio marmi. Nel 1926 viene chiamato a Roma e nominato Sottosegretario all'Educazione Nazionale, con il compito di riorganizzare la gioventù dal punto di vista morale e fisico. Nasce cosi L'Opera Nazionale Balilla, alla cui presidenza Renato Ricci resterà per 11 anni dal 1926 al 1937 Realizza 900 Case del Balilla e della Piccola Italiana, tutte con palestre, piscine, biblioteche e sale di riunione, giardini, ecc. e 12 Collegi. Ma soprattutto, in questo periodo mette mano per primo alla realizzazione di quella che sarà una delle più importanti opere del regime: Il Foro Mussolini. Un aspetto poco conosciuto dell'Opera Balilla fu quello che riguarda le numerose crociere e viaggi all'estero voluti da Ricci, perché i giovani italiani avessero contatti con i loro coetanei di altri paesi e di altre civiltà. Furono organizzate crociere in U.S.A., Sud America, Africa, Oriente, Nord Europa. Furono promosse tutte le attività all'aria aperta, campeggi, al mare e in montagna. Fu istituita la prima scuola di Volo a vela cui potevano accedere giovani dall'età di 16 anni. Nel 1937 Mussolini spostò Ricci alla guida di uno dei più delicati settori dell'attività economica della Nazione, e cioè lo nominò prima come sottosegretario e poi come ministro alla guida del Ministero delle Corporazioni. In questa veste fu uno degli artefici principali dell'Autarchia, promuovendo tutte le disposizioni che videro l'eccezionale sviluppo dell'industria nazionale. Nel febbraio 1943 viene esonerato dall'incarico di Ministro e si ritira in campagna in Toscana. Dopo il 25 luglio viene arrestato e piantonato dai carabinieri ma riesce a fuggire e riparare in Germania. Dopo il 17 Settembre ritorna in Italia assumendo il comando della Milizia dove con l’aggiunta di carabinieri diventa la Guardia Nazionale Repubblicana. In un tempo relativamente breve questo Reparto divenne una Arma organica, con addirittura otto scuole allievi ufficiali e una organizzazione capillare che sembrò miracolosa per le sue dimensioni e la sua efficienza. Arriviamo
così al tristissimo epilogo della R.S.I., nell'aprile del'45. Il 25
aprile Ricci si recò in prefettura a Milano e attese di essere ricevuto
da Mussolini, che era impegnato in arcivescovado nel tentativo di una
soluzione finale e pacifica degli ultimi sviluppi del conflitto. Ricci
tenta anche di essere ricevuto da Vittorio Mussolini, che gli fece
sapere di ripassare. Allora Ricci rientrò al suo ufficio, e riuniti i
suoi 11 ufficiali confermò ad ognuno le disposizioni impartite in
precedenza.
Nella serata osservò dal suo alloggio di Porta Venezia la colonna delle
auto del Governo della R.S.I. che usciva da Milano.
Nella notte uscì anche lui da Milano con un carro armato della Leonessa
accompagnato da sei dei suoi ufficiali. Vennero attaccati e risposero al
fuoco. Traversarono vari posti di blocco, poi si tolsero le tute da
combattimento e distrussero il carro.
Ricci non viene ricercato perché i giornali avevano pubblicato la
notizia del suo suicidio con foto molto somiglianti.
Dopo tre mesi di latitanza, tramite una delazione, venne catturato e subì
cinque anni di carcere con due condanne a trenta anni, finché usci con
l'amnistia "Togliatti".
Uscito dal carcere si occupò di affari con la Germania, dove la grande
industria tedesca gli aprì le braccia. Molti industriali tedeschi erano
stati in carcere con lui per ragioni politiche e, da "vecchi
galeotti", si affidavano a lui per i loro interessi in Italia.
Purtroppo una grave forma di cancro lo stroncò nel giro di un mese,
subito dopo un suo viaggio in Germania. Prima di morire tuttavia assieme
a Graziani e Borghese fondò la Associazione Combattenti della R.S.I. di
cui Graziani fu il presidente e Borghese e Ricci i due Vicepresidenti. Morì a Roma il 22 gennaio 1956 dopo atroci sofferenze, sopportate con stoica fermezza
Roma
1906 - Cadice (Spagna) 1974 |
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